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Alberto Zanichelli: “Il calcio si ridimensionerà, ma temo soprattutto un serio problema di tenuta sociale”

01/04/2020

Il presidente del Bibbiano San Polo, è seriamente preoccupato per il futuro dell’economia del nostro Paese e spera in un intervento a paracadute dello Stato per evitare un crollo complessivo del sistema: “Il calcio per quest’anno è finito, vedremo chi avrà la forza di rialzarsi”

Il presidente del Bibbiano San Polo Alberto Zanichelli lancia il grido d’allarme e sottolinea come il calcio dilettantistico, una volta terminata la pandemia, debba trovare nuovi parametri se intende sopravvivere.

Alberto, cosa stanno rischiando le società dilettantistiche in questo periodo?

“Grossi problemi economici. Anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo già ritardi nei pagamenti, alcuni nostri partner ci rinviano contratti di pubblicità e di sponsorizzazioni e anche se abbiamo sospeso i rimborsi spese ad allenatori e giocatori, abbiamo comunque costi fissi da sostenere. Il Bibbiano San Polo, infatti, ha due impianti da gestire e le fatture da pagare non si fermano con il lockdown. Si fa e si farà fatica a trovare nuovi sponsor e a mantenere i presenti, anche perché se le aziende non fatturano non hanno i soldi per pagare i dipendenti e prima di riversare risorse nel calcio, giustamente, prima vengono fornitori e collaboratori”.

 

Come vedi il futuro delle aziende reggiane?

“Tutto dipende da quanto sarà lungo questo fermo e il successivo paracadute economico che sarà messo in campo da Italia ed Europa per salvare il salvabile. Il Pil italiano crollerà e lo Stato deve far fronte tempestivamente a tale situazione compensando in qualche modo la mancanza di fatturato e di liquidità di questo periodo. Se questa chiusura forzata delle aziende perdurerà per molto tempo crollerà tutto: nessuno incasserà soldi, quindi sempre meno persone avranno quanto serve loro anche semplicemente per fare a spesa o pagare le bollette e allo Stato non arriverà il gettito fiscale necessario per far funzionare la macchina. Finché si fattura si genera gettito fiscale; se non si fattura anche per lo Stato si azzerano le entrate e si innesca un effetto domino che non sappiamo dove ci porti. Il problema però non è solo nostro, ma anche di altre nazioni, quindi occorre mettere in campo intervento importanti, tutti assieme, che vadano a fungere da paracadute per tutti, dal piccolo artigiano al professionista, dalle aziende con pochi dipendenti a quelle di grandi dimensioni. In caso contrario il tracollo finanziario sarà globale, altro che crisi del 2008″.

Se però si tornasse a lavorare entro 15 giorni un mese…

“Certo, se sapessimo che fra 15 gironi finisce tutto non ci sarebbero problemi, ma noi sappiamo che ci sono tante “bombe inesplose” in giro. E’ l’impossibilità di capire come e quando finirà il problema che crea la vera preoccupazione. Se si azzerano i contagiati e poi riparte accidentalmente un focolaio riesplode il problema. Sappiamo nomi e cognomi di tutti coloro che sono ammalati e che sono purtroppo deceduti, ma non sappiamo nulla o quasi degli asintomatici che speriamo siano la maggioranza delle persone in modo che si arrivi il prima possibile all’immunità di gregge. Ma chi lo sa se in Italia il Covid-19 è stato preso dal 10% della popolazione o da tutti. Speriamo si possa risolvere tutto in fretta, ma temo che non sarà una cosa così rapida. Purtroppo la gente continua a morire e gli operatori sanitari soccombono “al fronte. A noi basta un pacco di biscotti e una televisione per sopravvivere in casa, ma c’è già chi non ha neppure i soldi per pagarsi quei biscotti. In tempi non così lontani, se la situazione non dovesse migliorare, ci sarà un serio problema di tenuta sociale se non si interviene velocemente”.

E anche il calcio seguirà secondo te questo triste destino…

“E’ davvero complicato. Sono presidente da 15 anni: lo ero già nel 2009 ai tempi della grande crisi. In quegli anni la situazione era grave e il calcio aveva subito un ridimensionamento, ma non era di queste proporzioni. In primis era il sistema finanziario che era andato in default, adesso è qualcosa di esterno che si è inserito e che ti costringe a tenere chiuse praticamente tutte le attività produttive. Oggi, un barbiere, un barista, un piccolo artigiano o anche una azienda con 30 dipendenti sono rimasti chiusi per un mese, quando potranno riaprire e quanto potranno resistere? Se lo Stato non fa da garante con una pioggia di denaro fresco da mettere subito nelle tasche di tutte le aziende che ne fanno richiesta sarà un disastro”.

Se tutto dovesse ripartire a maggio, saresti d’accordo col chiudere la stagione sportiva fin da subito?

“Siamo a inizio aprile i giocatori non si allenano da un mese, occorre pensare che se dovessimo ripartire loro avrebbero bisogno di un mese per tornare in condizione ed evitare che si facciano male, altrimenti dopo dieci giorni avremmo mezza squadra stirata o strappata. Per me va chiuso tutto e non lo dico perché il Bibbiano San Polo è tranquillo, lo direi anche fossimo primi o ultimi: nessuno è infatti legittimato a lamentarsi vista la situazione, ma qualunque decisione sarà presa qualcuno rimarrà deluso”.

Se dovesse finire tutto al massimo in estate, come si spera, da settembre in poi che calcio sarà?

“Bisognerà fare la conta di chi si iscriverà a qualunque livello, analizzando le risorse a disposizione e di conseguenza tutto il resto, i rimborsi ai calciatori, gli investimenti, la sostenibilità degli impianti; andrà rivisto tutto, non dovremo fare i conti se ci potremo permettere o meno quel giocatore, ma quell’impianto, riuscendo a sostenere le spese di acqua luce e gas, sperando che a settembre, come tutti si augurano, ci possano essere le condizioni di poter ripartire”.

Quest’anno stavate andando bene un po’ con tutte le squadre?

“Sì, poteva essere una gran bella stagione: la prima squadra stava andando bene, con un programma di valorizzazione dei giovani grazie al quale abbiamo abbassato ulteriormente l’età media dei nostri atleti rispetto all’anno precedente, quando eravamo comunque tra le formazioni più giovani del campionato, a conferma del fatto che anche coi ragazzi si può fare l’Eccellenza a discreti livelli. Inoltre, abbiamo allargato la base, accrescendo il numero di atleti nella Scuola calcio e nel Settore giovanile, generando però anche nuovi costi, a fronte del fatto che c’era e c’è un progetto più grande da gestire. Ora dovremo rivedere tutto: quanti iscritti ci saranno? Quanti potranno pagare la retta annuale? Insomma, non sarà sicuramente facile. Spero solo che la situazione sia migliore di come me la sto immaginando, ma ripeto, perché non si arrivi al crollo lo Stato deve intervenire pesantemente in ogni ambito economico e sociale”.

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